Risguardo di copertina
A inizio novecento l’asia coloniale – l’immensa rete di località marittime, passi montani, piantagioni e vie d’acqua compresa tra l’oceano indiano e le coste orientali cinesi – è una polveriera pronta a mandare in frantumi gli imperi europei. da bombay a shanghai, da singapore a manila, le banchine dei porti e i transatlantici che fanno la spola dall’europa diventano la via d’accesso di idee anarchiche e marxiste, oltre che il teatro di un continuo scambio di personalità, traduzioni, ricette politiche tanto varie quanto originali. i pellegrini di questo sottosuolo antimperiale – come il futuro ho chi minh e la nemesi di gandhi, m.n. roy – convergeranno in una nuova mecca, la mosca dei primi anni venti, per poi diffondere in asia il verbo di un mondo che non è più lo stesso. terroristi, ammutinati, femministe con i capelli a caschetto, doppiogiochisti, tipografi clandestini, facinorosi che s’imbarcano come marinai: tra fonti d’archivio, stampa dell’epoca e documenti privati, tim harper ripercorre nel suo libro-mondo le traiettorie avventurose degli uomini e delle donne che gettarono le basi di una nuova idea di asia.