Risguardo di copertina
Urbana è un romanzo che mette in luce non solo i mali di chi vive ai margini di una città come Roma, l’Urbe da cui trae il nome la protagonista, ma anche tutti i mali della nostra epoca. In Urbana il male di vivere e l’angoscia esistenziale non sono estranee alla protagonista. La droga, la prostituzione, l’HIV, la malattia mentale e, in ultima analisi, lo sbandamento dovuto alla sua condizione ai margini diventano i canoni che si possono trovare in tutte le grandi città del mondo. Sono codici del nostro mondo, dove il predominio dell’avere e la violenza del possesso predispongono all’esclusione gli individui più fragili. Urbana è anche una storia d’amore che si rivela nel suo svolgimento. Apparentemente Urbana sembrerebbe la vera protagonista del romanzo, ma in realtà il racconto descrive l’ossessione patologica del narratore per questa donna sfuggente e misteriosa, che lo rende il simbolo dell’uomo contemporaneo incline alla propria autodistruzione. Urbana è la storia vera di una donna, è una storia circoscritta a un quartiere: San Lorenzo. Tutti i personaggi di questo romanzo sono sopravvissuti, tranne Urbana, deceduta a quarantacinque anni per overdose.