Risguardo di copertina
molti attentati addebitati a cosa nostra non sono stati commessi da noi ma dallo stato. voi lo sapete benissimo. luigi ilardo, l'infiltrato. le sue rivelazioni sono alla base del processo in corso a palermo a carico dell'ex capo del sisde e del ros, generale mario mori, per la mancata cattura di provenzano nel 1995 luigi ilardo è per tutti un boss temuto e rispettato, michele riccio un colonnello dei carabinieri con un nome di copertura. si incontrano come due fantasmi, soprattutto di notte, tra il 1994 e il 1996. la loro missione è la cattura di bernardo provenzano. per farlo cadere nella rete organizzano summit, scambiano lettere, pianificano strategie. ma il boss è imprendibile, ha alle spalle mastini potenti che lo informeranno del doppio gioco. sembra un film ma è una storia vera. un infiltrato dentro cosa nostra negli anni delle stragi e all'inizio della seconda repubblica. un libro che fa toccare con mano il disegno ignobile della trattativa. prefazione di marco travaglio.
Risguardo di copertina
sigfrido ranucci è uno di quegli uomini che coincidono in modo assoluto con il lavoro che si sono scelti. insieme alla sua équipe di report, programma televisivo amatissimo e odiato, uno dei baluardi del giornalismo d’inchiesta in italia, ogni giorno si dedica a vagliare informazioni, collegare eventi, ascoltare voci per decidere come raccontare le notizie che qualcuno vorrebbe rimanessero sotto silenzio. la forza di report è nella semplicità della scelta: offrire ai cittadini il romanzo crudo dei fatti attraverso un rigoroso lavoro di ricerca, anche quando la strada è irta di pericoli che toccano le vite personali dei giornalisti. per la prima volta ranucci racconta il cammino che lo ha condotto sin qui; lo fa scegliendo alcune inchieste fondamentali di cui svela i retroscena, ma anche evocando figure – come suo padre, atleta e finanziere di grande carisma, e il suo maestro roberto morrione, fondatore di rai news 24 – che hanno forgiato in lui la capacità di portare fino in fondo ogni scelta: perché fare giornalismo sul campo significa prendere decisioni che cambiano per sempre il corso delle cose, in senso intimo e collettivo. da queste pagine emerge l’autoritratto coraggioso di un uomo che, nonostante la pressione costante della realtà nei suoi aspetti più duri, non cede al cinismo, non smette di chiedersi e di chiederci: qual è la scelta giusta?. e di trovare ogni volta la risposta, per rispettare la promessa che lo lega a un pubblico che ha ancora a cuore la legalità e la giustizia sociale.