Risguardo di copertina
che fare quando si eredita una casa infestata? filomena, una «medium di provincia» che evoca fantasmi a sua insaputa, è pronta a scoperchiare il passato per capire chi è davvero. a patto di non prendersi troppo sul serio. marina pierri tiene per mano shirley jackson, e con coraggio la conduce nei territori cari a tim burton: solo così l’eleganza raffinata del romanzo d’appendice può prendere le forme e il ritmo di una serie tv. una storia capace di attraversare e rovesciare i generi, popolata da spettri e da esseri molto umani. «non devo più avere timore di me stessa, né di questo luogo che sono io. è la mia famiglia ed è la mia storia. ho letto abbastanza racconti del terrore per sapere come funziona». filomena quarta – ex giornalista quarantenne, da poco orfana di padre – si ritrova all’improvviso in bolletta e con un’ingombrante eredità: la dimora quarta, un’enorme casa che appartiene da generazioni alla sua famiglia. così, si vede costretta a lasciare milano e la sua vita di prima per raggiungere palude del salento. l’idea è quella di rendere la casa – «perfettamente ammodernata, dieci camere da letto, a pochi chilometri dal mar ionio» – un sontuoso bed&breakfast. questo, se solo la dimora non fosse parte del problema: è, da sempre, infestata. del resto filomena, quando era bambina, proprio tra quelle mura ha visto un fantasma. la “malumbra”, lo spettro rabbioso di una monaca oscura, è il motivo per cui filomena a sei anni venne soprannominata dagli abitanti di palude “la stria ca ite li muerti”, la bambina che vede i morti. e mentre i coetanei la emarginavano e gli adulti avanzavano improbabili richieste (colloqui con mariti defunti, tentativi di contatto con la cognata trapassata che sicuramente sa dov’è il plico del catasto, e persino la pretesa di avere i numeri buoni del totocalcio), la famiglia quarta ne approfittava per nascondere più a fondo le sue colpe. ma oggi filomena non è più una bimba sperduta, e non è più sola. con lei ci sono le “fantasime” che suo malgrado è riuscita a evocare: mary shelley e shirley jackson, le regine del terrore, che si riveleranno indomite e fidate consigliere. in bilico tra la tradizione letteraria ottocentesca e l’andamento scatenato delle serie tv, marina pierri racconta di femminismo, legami famigliari, psicoterapia e patriarcato, sempre con intelligente leggerezza. perché a volte basta poco per riappropriarsi di una libertà, di tutte le libertà, partendo dalla memoria e facendone un atto collettivo. del resto, «c’è una cosa sola che desiderano le ombre: essere viste».